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La carta di Mino è un tipo di carta giapponese particolare, prodotta nell’omonima regione, molto apprezzata sin dall’antichità per la sua eccellente qualità. Già nella prima metà dell’VIII secolo il nome della “carta di Mino” è citato come materiale utilizzato per la trascrizione dei sûtra buddhisti. Si è anche giunti alla conclusione che in molti casi la carta utilizzata per redigere i più antichi registri anagrafici del Giappone (datanti dal 702 d.C.), attualmente conservati nello Shôsôin di Nara, è stata prodotta nella regione di Mino.
La realizzazione della “carta originale di Mino”, che eredita una tradizione di 1300 anni, non prevede tutt’oggi l’uso di agenti chimici artificiali: viene creata solo con processi manuali da esperti artigiani. La produzione della carta originale di Mino inizia lasciando a mollo la corteccia di Kôzo (broussonetia kazinoki siebolt) in vasche di acqua fredda, per una o due notti, e sbiancandola e purificandola, con acqua di fonte. Dopo aver fatto asciugare il prodotto al sole, lo si fa bollire in una grande caldaia. Poi si ripetono sbiancamento e purificazione con l’acqua di fonte, e si eliminano con delicatezza tutte le impurità e le imperfezioni. La materia risultante da queste operazioni, viene divisa in fibre della lunghezza di 5-10 millimetri, e, mescolata con il liquido vischioso estratto dal tororoaoi (abelmoschus manihot), viene poi stesa. La comune carta giapponese è stesa seguendo una direzione, mentre per la carta di Mino si procede a una stesura in senso alternativamente verticale e orizzontale: è a questa procedura, chiamata nagashisuki, che la carta deve la sua bellezza e la sua finezza. Successivamente la carta viene pressata, e ancora fatta asciugare al sole: ecco completata la vera carta di Mino. Materiali naturali, acqua e aria pure, e la luce del sole: l’intrinseca bellezza della “carta originale di Mino” è il prodotto dell’incontro tra una natura ricca e pura e la tecnica e l’animo di artigiani esperti. |

